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The Iceberg

Quando in un paese s’incomincia a vedere il degrado in ogni aspetto della società civile l’immagine che mi viene in mente è quella dell’iceberg, una massa fredda e compatta che inesorabile distrugge tutto quello che gli si presenta contro. Ho in mente quest’immagine perchè penso alla tragedia del Titanic, una nave grandiosa a partire dal nome, definita per struttura inaffondabile destinata a scontrarsi contro una montagna di ghiaccio e diventare la tomba dell’alta società dell’epoca.

Spesso quello che percepiamo dei problemi  è solo quello che affiora in superfice o spesso quello che la società ci vuole far vedere. Noi siamo ciechi condatti da falsi vedenti e rischiamo spesso di finire in un burrone senza possibilità di alcun appiglio concreto.  Quando guardiamo il degrado che sta davanti ai nostri occhi siamo spesso convinti che la sporcizia sia solamente al vertice: festini, corruzione, escort, etc, ma più mi guardo attorno più mi accorgo che la ferita s’è ormai estesa a buona parte del paese, pochi sono immuni da questo virus anche quelli che puntano il dito contro il centro del potere.

Giovedi pomeriggio, mentre lavoravo, ho avuto una conversazione con una giovane ragazza di 18 anni d’origine sudamericana che frequenta abitualmente la Biblioteca in cui lavoro e quello che ho sentito mi ha fatto sbiancare perchè non riuscivo e non riesco ancora adesso che scrivo ad immaginare lo scenario che mi ha presentato. Questa ragazza mi ha raccontato un suo tipico week-end a Milano tra locali e cocktails per terminare belli sbronzi a dormire tutti insieme in macchina, io da buon ingenuo pensavo che questa persona frequentasse qualche locale invece compresi che in una serata poteva entrare in una decina di locali bevendo almeno due consumazioni. Il mio pensiero fu che questa ragazze disponesse o di buoni finanziari o avesse un ragazzo molto ricco, non avevo di nuovo capito niente, candidamente mi diede la sua fredda risposta “Io ho tre sponsors: tacco da 12 cm, minigonna e un bella scollatura ed il pollo lo trovo sempre”.

L’anno scorso presi, in una notte buia e piovosa (sembra un film vero), un taxi e dal momento che il viaggio risultò molto lungo  scambiai qualche parola con il conducente del mezzo che guidando spesso di notte mi presentò  una visione molto grigia sui personaggi che s’aggirano nella notte. Mi ha parlato di ragazzine che dopo una serata in discoteca trovandosi a corto di contanti pagavano la corsa del taxi in natura, di professionisti che attraverso un certo passa parola cercano il trans di turno.

Mi sento sempre più isolato perchè quando guardo la realtà che mi circonda  sento una società che mi fa paura.

radio

Il mio sogno è una voce nell’etere. Una voce che parli a 360° gradi coprendo quegli angoli che le emitteni nazionali non hanno interesse a trattare.

Vorrei dar voce alla gente comune, a chi non ha voce, non ha chi grida più forte, ma a chi sussurra sommessamente. Mi piacerebbe discutere non del chiacchericcio che non costruisce nulla, ma dei reali problemi della gente.

Quando si parla di musica non vorrei che la gente ascoltasse sempre le solite hits commerciali, ma potesse aprire il proprio orizzonte verso un panorama mondiale, se ci fosse uno spazio letterario vorrei che non riguardasse solamente i best seller, ma che avesse un occhio di riguardo verso la letteratura di nicchia, non solo quella troppo colta dei premi, a volte troppo pompati dagli editori, ma quella dei piccoli editori che spesso non hanno modo di farsi sentire.

Mi piacerebbe dare spazio alla storia, alle tradizioni locali, alle manifestazioni e e sagre del territorio perchè la gente vuole sapere quello che concerne la zona in cui vive.

Seven for Seventy

Il perdono cos’è se non un’apertura del nostro cuore verso l’altro, un riconoscere che siamo sulla stessa barca, ognuno di noi ha delle colpe nei confronti del prossimo. Nessuno si deve sentire immacolato  perchè anche i più grandi santi, prima della loro conversione, hanno camminato per la via del peccato.

Il perdono è l’incontro  a metà fra due persone, il primo, contrito per il suo errore, si piega verso la persona che ha offeso e chiede, con umiltà, di poter sanare quella ferita che li allontana e poter quindi ripartire da capo; il secondo invece mangiando il suo orgoglio e resosi conto che anche lui/lei, seppur in maniera diversa, ha dei debiti verso altre persone l’accoglie comprendendo il pentimento di colui che l’aveva offeso/a.

Nessuno dice che sia difficile accogliere chi ci aveva feriti, anche perchè in quel momento in cui stiamo per riappacificarci può tornare a bruciare la ferita dell’offesa patita, ma è necessario superare le offese per non portare avanti all’infinito contese che rischiano di non finire mai.

Credo sia necessario guardare negli occhi chi in precedenza ci aveva fatto soffrire e guardare il suo cambiamento. Sono convinto che a tutti vada una seconda, terza e quarta opportunità, perchè dovremmo infatti chiudere il portone a chi implora l’apertura del nostro animo.

Niente è per sempre, anzi come dicevano i filosofi “Panta rei” (tutto cambia) e come diceva Gesù  a chi voleva lapidare l’adultera “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, inoltre quando gli fu chiesto quante volte volte si doveva perdonare disse “settanta volte sette” (ovvero sempre).

Chiedere perdono vuol dire ammettere la propria colpa e che si è pronti a cambiare il proprio stile di vita, perdonare invece è un gesto forte vuol dire  aprirsi alla vita, alla speranza di un cambiamento che rompe una spirale di chiusura, di sfiducia ed incomprensione.

La bellezza quanto vale? L’esteriorità serve a dare maggiore visibilità o a coprire il marcio che sta sotto. Mi pongo molte domande perchè ho spesso l’impressione che la bellezza che appare in superfice sia un miraggio, quel luccichio che sorge in alto per confondere e nascondere la bruttura che sta sotto.

Qualcuno mi dirà che sono il solito cinico, ma quando uno sposo/fidanzato regala alla sua donna all’improvviso delle rose mi vien da pensare che debba farsi perdonare qualcosa. Un po’ come i politici che hanno sempre i loro amici a cui elargire qualcosa o mostrarsi prodighi nel periodo che precede le elezioni.

Un comune improvvisamente aquista per la sua fidanzata …….. sarò forse la cittadinanza? ma cui prodest (senza riferimento al politico bolognese) e non si preoccupa dei maggiori problemi in cui versa il suo territorio???. Sembra strano ma queste cose succedono, direte voi per abbellire la città, ma una città credo la si abbellisce fornendole i servizi utili alla cittadinanza.

Credo che questo metodo sia come di quel padrone di casa che avendo una casa con problemi strutturali al suo interno erga un bel giardino davanti alla sua casa.

In questo comune dal pollice verde, la casa dei libri (biblioteca)  è profondamente malata: quando piove l’acqua vi entra dentro, un ascensore è perennemente guasto, gli acquisti dei libri sono fermi da mesi.

Lascio a voi decidere dov’è la sporcizia ed il falso barlume di bellezza.

brave….

Il coraggio diceva Don Abbondio “se uno non ce l’ha non se lo può dare”, infatti quando qualcuno dice “fatti coraggio” non sa che obbliga la persona a forzare la sua natura. Facili sono quei consigli che non comprendono le dinamiche ed i moti dell’animo che una persona vive al suo interno. Inoltre ognuno interpreta uno stesso avvenimento secondo i suoi schemi mentali e considerato che nella sfera personale non c’è il giusto o lo sbagliato i giudizi sono sempre arbitrari.

Questa lunga e tortuosa introduzione è legata al precedente post in cui vi parlavo e nel contempo riflettevo con me stesso, visto che lo scrivere è una seconda rivisitazione sui fatti che uno ha vissuto, sul mio incontro con una carina e simpatica ragazza che ho conosciuto ad Alessandria.  Io sebbene appaia razionale vivo le situazioni con molto pathos, mi faccio coinvolgere  dalle situazioni e dalle persone,  al massimo prima e dopo rifletto e rifletto per cercare  di capire  come dovrei agire nel concreto.  I dubbi e le incertezze fanno  parte del Dna e credo che con loro io battagli spesso in maniera don chioscettesca e non ho neanche il supporto di un panciuto assistente.

Due venerdì orsono ho cenato, in maniera occasionale (nel sesno che erano previste altre persone), in pizzeria con un’amica logopedista di Alessandria, come ho già riferito è stata un’esperienza piacevole perchè ho potuto divertirmi e scherzare, parlare e confrontarmi senza dover atteggiarmi e recitare una parte apposta per piacere. Se uno esce con una ragazza lo può fare anche per amicizia, non solamente perchè è attratto da lei, inoltre l’interesse può crescere col tempo, le sensazioni forgiarsi in  momenti diversi e la percezione dell’interesse  altrui non è sempre facile.

Le domande dei miei amici sono state caratterizzate da una banalità disarmante, “ti ha dato il suo numero?”, “hai una sua foto?”, “quando la rivedi?”. Pochi capiscono che una persona la si conosce col tempo, non basta una serata, le percezioni negative o positive crescono lentamente, come anche l’interesse si sviluppa secondo i propri ritmi.

Se qualcuno mi ha ritenuto un ingenuo questo credo sia dovuto alle diverse aspettative che le persone hanno quando incontrano una persona per la prima volta,  io tendo ad essere diffidente e ad avere basse aspettative per poi farle crescere come il granello di senape.  Credo che il desiderio di conoscere meglio questa persona sia cresciuto nei giorni successivi quando, come in film, ho rivisto quella serata.

Ora spero di rivederla, ma sarà il fato a decidere per me.

Friday night

Questa volta racconterò un episodio che mi è accaduto di recente, ho aspettato a pubblicarlo per farlo sedimentare dentro di me in modo tale che le mie parole non fossero il frutto d’un emozione improvvisa.

Lo scorso venerdì avevo in programma di andare a mangiare una pizza, al termine della mia giornata lavorativa, con un mio collega, un ragazzo che avrebbe bisogno di distrarsi e pensare meno al suo problema affettivo, ed una mia amica che ho conosciuto in Biblioteca negli ultimi mesi, ma all’ultimo momento il ragazzo che doveva venire con me per un inspiegabile motivo ha preferito tornarsene a casa dopo il lavoro lasciandomi solo con la nostra amica.

Il terzetto previsto è diventato quindi una strana coppia e devo ringraziare questo cambiamento improvviso perchè in questo modo ho passato una serata divertente  con una donna semplice, simpatica, divertente e carina.

Ho apprezzato la sua compagnia perchè non c’era alcuna barriera, si poteva scherzare ed essere sè stessi, senza quella tendenza ad essere diversi per fare bella figura. Era bello veder dipingersi sul suo volto il suo sorriso, la sua risata semplice e schietta, sembravamo due amici che si conoscevano da una vita, anche se in realtà era la  prima volta che ci vedevamo.

Un clima semplice e fresco aleggiava intorno a noi condito da una musica di sottfondo e dalle sue risate semplici e sincere. Dopo la cena in pizzeria, abbiamo fatto due passi in un antico chiostro e poi abbiamo terminato la serata a casa sua dove sono stato genitlmente invitato. Io e lei abbiamo parlato dei nostri interessi e delle nostre passioni, con semplicità e tranquillità.

La bellezza credo sia stata nella sua parte più profonda, nel suo animo, nei suoi occhi vivi, nella risata viva, nel suo essere senza barriere.  La vità è cosi quando non ti aspetti nulla trovi in chi ti sta davanti un gran tesoro, quello più bello, quello dell’animo che mai sfiorisce.

Laugh

Una volta qualcuno diceva una risata vi seppellirà, ebbene è avvenuto ci hanno seppelliti, siamo sottoterra e non abbiamo la forza neanche di indignarci. A capo del governo abbiamo un menestrello, un chansonnier, un barzellettiere che prende tutto sul ridere non considerando niente sul serio. Spero ancora che le risate in risposta alle barzellette più turpi e volgari siano registrate, frutto della più aberrante claque che il capo si può portare dietro.

Il comico una volta aveva la missione di evindenziare i mali del paese, ora invece chi per dovere istituzionale dovrebbe preoccuparsi delle sorti colletive che attanagliano questo bel paese usa frasi di cattivo gusto per denigrare.

Siamo un paese che assiste, come fosse nel peggiore dei teatri, ad una farsa tragicomica fra case all’estero, parlamentari che cambiano casacca come se fossero calciatori in cerca di una nuova maglia, amori saffici fra tronisti e lenoni. Nessuno parla di svluppo economico, di lavoro, di energia, di produttività, di ricerca, di cultura. Mi sembra di vedere le solite facce da 20 anni, nel mondo dell’economia e della politica, siamo un paese fermo in cui le uniche inchieste le fanno gli inviati di Striscia o le Iene.

Possibile che in Francia ed in Gran Bretagna la nuova classe dirigente abbia 40 anni mentre la nostra ricorda i personaggi di Amici miei…….?

Vi sembra normale che l’unica persona che mette contenuti nei suoi discorsi è un comico vero?. Un comico che attraverso la rete parla di lavoro, di fonti rinnovabili, di giustizia mentre i politici di professione vegetano nei loro scranni polverosi. Se guardo una trasmissione di attualità politica in cui sono presenti i nostri rappresentanti mi sembra di assistere alla classica discussione da osteria in cui tutti sbraitano e parlano sugli altri.

books and library

Ho sempre creduto che due dei pilastri su cui si dovrebbe fondare una nazione sono la ricerca e la cultura. Questa mia premessa mi fa pensare che il paese in cui vivo sta sprofondando nella crisi più totale perchè è priva da ormai più di una stagione metereologica del ministro dello sviluppo economico, non si investe in formazione nè scolastica nè lavorativa, i cervelli, per mancanza di finanziamenti e di strutture fuggono all’estero e i servizi culturali sono i primi a venire tagliati.

La cultura dovrebbe essere il polmone di un paese, infatti non stiamo respirando più, ogni volta che sento parlare di tagli mi viene in mente il disboscamento di una foresta, una volta bruciavano i libri, ora le biblioteche non li acquistano più e ci sentiamo sempre più aridi. Temo che le attuali strutture se non verranno arricchite potrebbero ricordare in un futuro prossimo le cripte di qualche setta di iniziati devoti a misteriose ed arcane divinità. L’ennesimo segnale di questa decadenza da fine impero romano è la decisione del comune di Torino di non acquistare per il prossimo anno alcun libro nè per la Civica centrale nè per le decentrate di quartiere.

Concludo questo mio intervento con alcune righe tratte dal libro “Io e Dewey” di Vicky Miron…….. “Una grande biblioteca non deve essere enorme o bellissima, disporre di strumenti all’avanguardia, personale efficentissimo o vantare un fiume di visitatori. Una biblioteca fornisce un servizio, è inserita nella vita della sua comunità tanto da essere indispensabile. Tutti sanno che è sempre lì, e ha sempre ciò che stai cercando”

The man of the sand

Mi sono domandato nelle settimane scorse come un capo di stato, famoso più per il suo curriculum di terrorista che per il suo ruolo di statista, possa essere accolto in Italia con tutti gli onori. L’unica risposta che mi sono dato è che siamo un paese fragile pronto a prostrarci di fronte a tutti.

Invitiamo il primo terrorista musulmano a tenerci  conferenze sulla morale e a convertire donne italiane arrabbiate per la loro condizione sociale. Sono a conoscenza queste persone che si stanno per  convertire che le donne nei paesi islamici sono sottoposte interamente ai voleri della loro famiglia prima e del marito dopo, del loro obbligo a vestirsi come mummie eterne (burqua), del rischio concreto di morire lapidate nel caso dovessero tradire il proprio marito, dell’obbligo a sposare qualunque persona decida laloro famiglia.

Può una nazione essere messa sotto scacco dalle minacce del primo rais di turno? Le parole di questo presunto leader arabo hanno dimostrato, con il loro tono, l’arroganza di chi sa d’incutere paura attraverso lo spauracchio dell’immigrazione incontrollata.  Credete che i paesi europei debbano essere costretti a pagare per non essere sommersi da una marea di immigrati dirottati da mercanti di uomini senza scrupoli?. A me sembra assurdo e mi ricorda il pizzo che devono pagare i commercianti per evitare le rappresaglie malavitose.

Negli ultimi giorni abbiamo assistito anche all’aggressione più bieca di motovedette libiche contro pescherecci italiani senza una vera presa di posizione del nostro governo, ci basta accettare delle tiepide scuse e tutto torna come prima. Sembriamo satelliti di questo paese nordafricano, incapaci di ottenere rispetto, pronti a pagare per ogni rivalsa risalente al passato e subire ogni ricatto solo perchè questo stato può o meno bloccare il transito di molti immigrati africani.

Compagni calciatori

“Lavoratori di tutti i Paesi, unitevi!” questo è il motto che si sente risuonare nelle manifestazioni del 1° Maggio affinchè ci sia una sempre maggior mobilitazione delle forze sociali per ottenere salari adeguati e sicurezza sui luoghi di lavoro. Ho in mente gli operai, gli impiegati che rischiano di perdere il posto di lavoro per le varie ristrutturazioni aziendali, i precari che non sanno mai se gli verrà rinnovato il contratto alla fine del loro appalto. Tutte queste persone sono l’anello debole della catena sociale, le prime ad essere spazzate via dallo tsunami della crisi e del risanamento economico, quelle che ormai non riescono a far sentire il loro grido disperato. In questo momento cosi drammatico per le società occidentali, in cui la valanga della crisi non sembra trovar fine, ecco la beffa che lascia l’amaro in bocca anche i calciatori scioperano.

Quando ho letto la notizia dello sciopero dei calciatori pensavo che fosse un sogno strano, qualcosa partorito da una cattiva digestione così mi son dato un pizzicotto, ma a parte il dolore nulla era cambiato, anzi troneggiava su tutti i giornali sportivi “Sciopero”.  Un calciatore di medio valore in seriea A  guadagna tra i 500.000 euro ed il milione annuo e consideriamo che un operaio specializzato e un medio impiegato oscillano tra i 20.000 ed i 30.000 euro senza contare infine milioni di pensionati, precari e chi non avendo un lavoro non ha neanche uno stipendio, mi domando come dovremmo sentirci dopo la serrata dei “virtuosi del pallone”.

I giocatori protestano per questioni legati ai loro presunti “diritti d’immagine”, ma, a mio avviso, hanno da tempo perso faccia e immagine, dovrebbero pensare che molti dei loro tifosi non sanno come arrivare a fine mese per  mantenere la propria famiglia e  per lottare per il lavoro passano ore ed ore su una gru.

Una volta c’era una soap-opera chiamata “Anche i ricchi piangono”, ora piangono i calciatori, giovani viziati adorati da veline che lottano per l’ingaggio più alto ed il loro pregio è saper tirare un calcio ad un pallone per 90 minuti alla settimana.

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